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In una tiepida notte d’estate del 29 luglio 1890, alla giovane età di 37 anni a Auvers-sur-Oise, Vincent Van Gogh morì dopo essersi sparato un colpo di pistola al petto due giorni prima.

Iniziò a dipingere all’età di 27 anni e in dieci anni di turbolento e bistrattato lavoro ha lasciato in eredità al mondo più di 1000 opere tra dipinti, disegni e opere grafiche.

Nei ventisette anni precedenti si dedicò all’attività di venditore di riproduzioni artistiche presso una casa d’aste e successivamente a quella di predicatore, sulle orme del padre, unendo sempre a queste due attività il suo amore per l’arte.

La sua prima attività, cominciata subito dopo l’abbandono degli studi nel 1869 per scarso rendimento, lo vede trasferirsi dopo l’Aia a Londra nel 1873, dove si innamorò. Era accecato da un ardente amore nei confronti di Eugenie Loyer, figlia di Ursula, proprietaria della pensione presso la quale risiedeva: quando alla fine osò dichiararsi, inesperto com’era di questioni amorose, scoprì che l’amata era già fidanzata. Subito dopo esser stato respinto van Gogh precipitò in una profonda crisi depressiva

Questo è l’episodio che segnò l’inizio dell’inesauribile vortice di ingiustizie e sofferenze che lo hanno accompagnato e perseguitato per tutta la sua breve vita.

Rientrato all’Aia continuò a lavorare come venditore ma lo scarso rendimento, dovuto alla sua depressione, costrinse i suoi datori di lavoro a licenziarlo nell’ Aprile 1876 regalando così un ulteriore affondo al sensibile animo dell’artista.

Subito dopo il licenziamento decise di ripartire, nell’Aprile dello stesso anno, per l’Inghilterra dove trovò lavoro come supplente presso la scuola del reverendo metodista Stokes. In quegli anni inseguì un orientamento liturgico che oscillava confusamente fra malinconia e costrizione e che predicava una completa rinuncia ai beni terreni.

Rientrato a casa per Natale fu persuaso dai genitori, preoccupati per il suo stato psicofisico, a non ripartire per l’Inghilterra. Fu da loro quindi aiutato a trovare impiego presso una libreria dove, trascurando i clienti, impiega il tempo a tradurre la Bibbia in lingue straniere. Di lì a poco sarà licenziato.

Decide quindi di dedicarsi all’attività di predicatore nonostante ritenuto inidoneo dalla Facoltà di Teologia di Amsterdam, dove non superò l’esame di ammissione nel 1878, e da quella di Bruxelles che lo respinse nell’agosto dello stesso anno.

Nonostante questi fallimenti la sua vocazione religiosa non si prosciugò e, con caparbietà, Vincent riuscì a ottenere un incarico semestrale dalla Scuola Evangelista di Bruxelles che lo portò a trasferirsi a Wasmes, nel Borinage, una regione carbonifera belga dove i lavoratori vivevano in condizioni di estremo disagio.

In questo miserabile centro minerario, povero tra i poveri, Van Gogh si prese cura dei malati e predicò la Bibbia ai minatori. Si dedicò con passione alla sua missione ma i sui superiori, indispettiti da un impiego sociale così smodato, non gli rinnovato il contratto alla fine dei sei mesi di prova con la motivazione di “aveva preso troppo alla lettera il modello evangelico».

Dopo questo pellegrinaggio di delusioni avviene la svolta artistica definitiva di Van Gogh. Individua finalmente nella pittura il metodo migliore per diffondere il messaggio evangelico, riconoscendo in questo atto creativo un modo ideale per riscattare la straziata insoddisfazione che lacera il suo animo. 

Nel 1880 si reca così a Bruxelles dove frequenta l’Accademia di Belle Arti.

Nel 1886 si trasferisce a Parigi dall’amato fratello Theo con il quale durante il corso di tutta la sua vita intrattiene un intenso scambio epistolare che ci ha permesso di approfondire i suoi pensieri. Qui incontra Monet, Renoir, Toulouse Lautrec e Degas e scopre l’impressionismo. La sua pittura, densa di chiaroscuri fedeli alla tradizione olandese, scopre la rivelazione del colore ed esplode in un vortice di frammenti colorati e luminosi. Parigi in quegli anni è anche caos, amori delusi, sregolatezza, confronto e dura legge di mercato che non ne comprende il suo genio. Van Gogh si ritrova sopraffatto dagli eventi, la sua sensibilità e la sua autostima vengono costantemente messe sotto pressione, pressione a cui non sa reggere e che lo accompagneranno fino al giorno della sua morte.

Si sposta dunque nel 1888 verso sud, ad Arles, in cerca di pace e serenità appagato dalla bellezza della natura. Lì pensa di aver trovato un luogo in cui vivere nella celebre “casa gialla”, dove gli alberi da frutta non sono solo in giardino ma anche all’interno, dipinti sulle pareti. Affacciandosi a una finestra si può vedere il fiume e nelle limpide notti d’estate guardare le stelle. 

Una casa per sé e per i suoi amici, dove vivere, lavorare e non sentirsi più solo.  Ma di amici, la casa gialla, non ne vedrà tanti. 

Solo per pochi mesi andò a trovarlo Paul Gauguin, i due pittori così diversi per temperamento e visione artistica entrano presto in conflitto ed è proprio al termine di un acceso diverbio con l’amico che Van Gogh si taglia un orecchio per punirsi, incapace di curare la ferita dell’anima.

Guarito si rituffa con passione nel lavoro, sua unica consolazione e fonte di gioia, ma le crisi depressive si fanno vive sempre più di frequente e la gente di Arles lo schernisce, lo evita, lo isola e lo vede ormai come un pazzo. 

Di sua iniziativa nel 1889 scegli di farsi ricoverare nell’ospedale psichiatrico di Saint-Remy dove resta per più di un anno, è per lui contrariamente a quanto si pensa un periodo di serenità. Disegna, dipinge, scrive al fratello, si sente protetto e al sicuro dagli sguardi e dalle critiche delle persone. 

Ritrovata la salute e l’equilibrio, uscito dall’ospedale psichiatrico, decide di trasferirsi nuovamente. Lascia l’amato sud dove non era più ben visto e voluto, per trasferirsi al nord a Auvers-sur-Oise, vicino a Parigi, dove trova una nuova casa e un nuovo amico, il dottor Gachet e ancora paesaggi, prati e campi. Fino all’ultimo quando nel mese di luglio del 1890, dopo aver dipinto un campo di grano attraversato da tre sentieri e un cielo agitato con un volo di corvi, mette fine alla sua vita con un colpo di pistola. Questo mondo, in fondo, non era fatto per un’anima così bella.

“Ci sono giorni in cui il cuore sente in modo così terribile di non avere vie d’uscita, che ne riceve come una bastonata in testa, quest’idea di non poterne più venir fuori “. Antoin Artaud nel suo libro imputa come grande colpevole del malessere di vivere di Van Gogh la società, che anziché prendersene cura lo emarginò condannandolo a una vita di tormenti.

La tesi del suicidio è negli ultimi anni contestata a favore di un omicidio da parte di un ragazzo del paese.

La verità è che non sapremo mai cosa passasse per la testa di quell’uomo geniale ma troppo sensibile e tormentato.

Nessuno come Van Gogh ha significato tanto per il mondo dell’arte che piange ancora oggi una così precoce perdita.
Van Gogh vendette un solo quadro nella sua vita e ora i suoi lavori sono contesi dai maggiori musei di tutto il mondo e raggiungono quotazioni milionarie. 

Il suo dipinto “Ritratto del Dottor Gachet” è stato aggiudicato all’asta newyorkese di Christie’s per una cifra di quasi 135 milioni di dollari. Realizzato nel 1890 raffigura uno dei suoi ultimi amici, Paul Gachet, e come per tutti i suoi dipinti è estremamente innovato in quanto non è presente alcuna posa statica né convenzionale, il triste volto del dottore è stato definito come “l’espressione disillusa del nostro tempo”. L’acquirente, il miliardario giapponese Saito, espresse la volontà, una volta morto, di essere cremato insieme alle cose più preziose che possedeva, tra le quali questo quadro di Van Gogh. L’intenzione suscitò forte scandalo nonostante i suoi collaboratori sostennero che tali affermazioni derivassero da un intenso affetto per il quadro. Sta di fatto che dopo la morte del miliardario si persero le tracce del quadro. 

Molti capolavori di Van Gogh sono di proprietà privata, ma una grande selezione di sue opere si trovano al museo Van Gogh di Amsterdam e presso la collezione Helene Kröller-Müller non lontano dalla stessa città. 

Helene Kröller-Müller è stata una collezionista privata che nel corso della sua vita ha raccolto il maggior numero possibile di opere dell’artista, investendo su Van Gogh dopo la sua morte, quando ancora non era riconosciuto nella sua grandezza. La collezionista, sicura dell’importanza e del grande valore artistico del pittore, era spinta dal proposito di lasciare alla comunità una delle più complete collezioni di Van Gogh al mondo.

L’ultimo quadro dipinto da Vincent Van Gogh è “Campo di grano con volo di corvi”, custodito invece all’omonimo museo di Amsterdam.

I critici e storici dell’arte vedono in quest’opera un testamento artistico dello stato d’animo tormentato e angosciato dell’artista, accentuato dal ritmo vorticoso delle pennellate, a proiettare una dimensione di sofferenza che prevale sulla realtà circostante.

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