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26 aprile 1937: la Legione Condor so6o il comando diretto di Hitler bombarda la città basca di Guernica radendola al suolo, con il tentativo di appoggiare la guerra civile spagnola di Francisco Franco.
Siamo sul finire degli anni Trenta del Novecento, in Spagna è in corso una feroce guerra civile che divide e dilania la nazione tra i monarchici, guidati da Franco e i repubblicani alla guida della nazione dal 1931.
Questo è il terribile scenario che fa da sfondo al colossale lavoro di Guernica di Pablo Picasso, uno dei più grandi artisti del secolo scorso.

Per la sua valenza simbolica, per la storia che ha alle spalle, per la scelta dei toni e per la personalità dell’artista che l’ha dipinta, l’opera è una delle immagini più rappresentative del ventesimo secolo.
Nel settembre del 1936 il Governo repubblicano spagnolo, vedendo in lui una personalità di spicco, nomina Pablo Picasso direttore del Museo del Prado di Madrid, uno dei più importanti musei al mondo per la quantità e l’enorme importanza di dipinti che vi sono custoditi al suo interno.

Possiamo però definirla una nomina ad honorem perché Picasso, che in quegli anni di forte agitazione per la Spagna viveva a Parigi, non si è mai insediato al museo. Unitamente alla nomina di direttore il governo gli commissionò una grande tela da esporre a rappresentazione della Spagna all’Esposizione universale di Parigi che si sarebbe tenuta
nell’estate del 1937.

Mentre stava riflettendo sul soggetto da rappresentare nella sua grande opera, iniziarono ad arrivare a Parigi le prime notizie del grande bombardamento che rase al suolo la città di Guernica e insieme alle notizie, sui giornali, venivano pubblicati i reportage di guerra con morti, feriti e case in fiamme.

Fu così, a causa degli orrori della guerra, che a Picasso venne in mente Guernica.

La guerra civile spagnola si concluse nel 1939 con circa un milione di morti e la vittoria di Franco, e alla storia dell’arte venne così consegnata Guernica, l’opera più impegnata civilmente di tutti i tempi.

Guernica è un’opera monumentale, una tela dipinta ad olio che misura 3 metri e mezzo di altezza per quasi 8 metri di lunghezza.

Oltre alle grandi dimensioni quello che appare subito evidente è la scelta dei colori o meglio l’assenza di essi. Picasso, che ha sempre usato il colore nei suoi quadri, sceglie per quest’opera il bianco, il nero e un monocromo giocato su scale del grigio. Non avendo mai visto dal vivo il bombardamento, e il risultato di tale catastrofe, le sue fonti di ispirazioni sono quindi i reportage fotografici caratterizzati dal bianco e nero.

Nell’opera ci sono molti richiami alla storia dell’arte.

Una delle figure più forti presenti in Guernica la troviamo subito iniziando la lettura del quadro da sinistra.

Una madre con un bambino in braccio. È disperata, grida, il bambino è ferito o addirittura morto, nel suo volto c’è tutto il dolore incolmabile di una madre che ha perso un figlio. Per la posizione assunta da questo personaggio il riferimento esplicito è alla prima Pietà di Michelangelo e al bambino che nella sua stessa

Natività rappresenta il presagio di morte. Mentre la posizione del braccio rimanda al quadro “La morte di Marat” di David. Nel dipinto Marat viene assassinato da una donna convinta che stesse fomentando una guerra civile contro la repubblica francese.

Muovendoci verso destra in Guernica troviamo poi un toro, soggetto analizzato e dipinto più volte da Picasso nelle sue Tauromachie, qui simbolo della forza e del potere della Spagna ma anche metafora di brutalità. Segue il cavallo, simbolo invece della natura addomesticata e addolcita all’intelligenza e molto espressivo in quest’opera, con il grido (nitrito) di dolore che sembra emergere. Picasso dichiarò che il cavallo rappresenta anche il popolo. Un grido di dolore universale dunque, che accomuna tutti, uomini e animali,
verso un unico destino.

In basso nella metà di sinistra troviamo un soldato sconfi6o con in mano un frammento di spada, non un valoroso combattente, ma un eroe sconfitto a terra caduto sotto il bombardamento. In Guernica troviamo un unico timido segno di speranza in tutto questo orrore, tra le mani del soldato c’è un piccolo fiore, simbolo di pace e rinascita.

Sulla parte destra troviamo una donna che grida e corre verso sinistra e un ‘altra impegnata nella ricerca a lume di candela di qualcosa tra le macerie. Segue l’inquietante presenza del fuoco: lingue di fuoco che si sprigionano dalle case bombardate e un uomo avvolto e imprigionato dalle fiamme che grida nel tentativo di fuggire. Per la posizione che assume questa figura il rimando è alla Maddalena che nelle rappresentazioni della crocifissione, come quella del Masaccio, assume pose simili.

Tutta l’opera sembra essere attraversata da una forza che spinge i protagonisti verso sinistra, gli animali e i personaggi appaiono mossi da un vento che soffia verso quella direzione.

Questa è Guernica, non solo la grande opera di un grande artista ma la rappresentazione del grido di dolore di tutta l’umanità sconvolta dagli orrori delle guerre del Novecento che entrarono con prepotenza nelle case e nelle vite dei civili.

“Un’ufficiale nazista osservando Guernica mi chiese: “Avete fatto voi questo orrore, maestro?”. “No”, risposi. “E’ opera vostra”.

Racconta Pablo Picasso. Per il terzo reich l’arte moderna era considerata arte degenerata. Tele di grandi artisti tra cui Picasso, Kandinsky, Van Gogh, Chagall e molti altri scomparvero per sempre in quegli anni bui.

Picasso donò l’opera alla Spagna con la condizione che la tela sarebbe dovuta tornare in patria solo quando questa avesse ripristinato un regime democratico. Per questo motivo l’opera fu conservata presso il Museum of Modern Art di New York e ritornò in Spagna solo nel 1981.

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